Canto X

Girone primo • Superbi • Esempi d’umilità nella ripa • Maria • David • Trajan • Apostrofe contro la superbia umana.
Poi fummo dentro al soglio de la porta 

che ’l mal amor de l’anime disusa, 

perché fa parer dritta la via torta,•3 

sonando la senti’ esser richiusa ; 

e s’io avesse li occhi vòlti ad essa, 

qual fora stata al fallo degna scusa?•6 

Noi salavam per una pietra fessa, 

che si moveva e d’una e d’altra parte, 

sì come l’onda che fugge e s’appressa.•9 

« Qui si conviene usare un poco d’arte », 

cominciò ’l duca mio, «in accostarsi 

or quinci, or quindi al lato che si parte».•12 

E questo fece i nostri passi scarsi, 

tanto che pria lo scemo de la luna 

rigiunse al letto suo per ricorcarsi,•15 

che noi fossimo fuor di quella cruna ; 

ma quando fummo liberi e aperti 

sù dove il monte in dietro si rauna,•18 

ïo stancato e amendue incerti 

di nostra via, restammo in su un piano 

solingo più che strade per diserti.•21 

Da la sua sponda, ove confina il vano, 

al piè de l’alta ripa che pur sale, 

misurrebbe in tre volte un corpo umano;•24 

e quanto l’occhio mio potea trar d’ale, 

or dal sinistro e or dal destro fianco, 

questa cornice mi parea cotale.•27 

Là sù non eran mossi i piè nostri anco, 

quand’ io conobbi quella ripa intorno 

che dritto di salita aveva manco,•30 

esser di marmo candido e addorno 

d’intagli sì, che non pur Policleto, 

ma la natura lì avrebbe scorno.•33 

L’angel che venne in terra col decreto 

de la molt’ anni lagrimata pace, 

ch’aperse il ciel del suo lungo divieto,•36 

dinanzi a noi pareva sì verace 

quivi intagliato in un atto soave, 

che non sembiava imagine che tace.•39 

Giurato si saria ch’el dicesse “Ave !” ; 

perché iv’ era imaginata quella 

ch’ad aprir l’alto amor volse la chiave;•42

e avea in atto impressa esta favella 

Ecce ancilla Deï”, propriamente 

come figura in cera si suggella.•45 

« Non tener pur ad un loco la mente », 

disse ’l dolce maestro, che m’avea 

da quella parte onde ’l cuore ha la gente.•48 

Per ch’i’ mi mossi col viso, e vedea 

di retro da Maria, da quella costa 

onde m’era colui che mi movea,•51 

un’altra storia ne la roccia imposta ; 

per ch’io varcai Virgilio, e fe’mi presso, 

acciò che fosse a li occhi miei disposta.•54 

Era intagliato lì nel marmo stesso 

lo carro e ’ buoi, traendo l’arca santa, 

per che si teme officio non commesso.•57 

Dinanzi parea gente ; e tutta quanta, 

partita in sette cori, a’ due mie’ sensi 

faceva dir l’un “No”, l’altro “Sì, canta”.•60 

Similemente al fummo de li ’ncensi 

che v’era imaginato, li occhi e ’l naso 

e al sì e al no discordi fensi.•63 

Lì precedeva al benedetto vaso, 

trescando alzato, l’umile salmista, 

e più e men che re era in quel caso.•66 

Di contra, effigïata ad una vista 

d’un gran palazzo, Micòl ammirava 

sì come donna dispettosa e trista.•69

I’ mossi i piè del loco dov’ io stava, 

per avvisar da presso un’altra istoria, 

che di dietro a Micòl mi biancheggiava.•72 

Quiv’ era storïata l’alta gloria 

del roman principato, il cui valore 

mosse Gregorio a la sua gran vittoria;•75 

i’ dico di Traiano imperadore ; 

e una vedovella li era al freno, 

di lagrime atteggiata e di dolore.•78 

Intorno a lui parea calcato e pieno 

di cavalieri, e l’aguglie ne l’oro 

sovr’ essi in vista al vento si movieno.•81 

La miserella intra tutti costoro 

pareva dir : « Segnor, fammi vendetta 

di mio figliuol ch’è morto, ond’ io m’accoro»;•84 

ed elli a lei rispondere : « Or aspetta 

tanto ch’i’ torni » ; e quella : « Segnor mio », 

come persona in cui dolor s’affretta,•87 

« se tu non torni ? » ; ed ei : « Chi fia dov’ io, 

la ti farà»; ed ella : « L’altrui bene 

a te che fia, se ’l tuo metti in oblio?»;•90  

ond’ elli : « Or ti conforta ; ch’ei convene 

ch’i’ solva il mio dovere anzi ch’i’ mova : 

giustizia vuole e pietà mi ritene ».•93 

Colui che mai non vide cosa nova  

produsse esto visibile parlare, 

novello a noi perché qui non si trova.•96 

Mentr’ io mi dilettava di guardare 

l’imagini di tante umilitadi, 

e per lo fabbro loro a veder care,•99 

« Ecco di qua, ma fanno i passi radi », 

mormorava il poeta, « molte genti : 

questi ne ’nvïeranno a li alti gradi».•102 

Li occhi miei, ch’a mirare eran contenti 

per veder novitadi ond’ e’ son vaghi, 

volgendosi ver’ lui non furon lenti.•105 

Non vo’ però, lettor, che tu ti smaghi 

di buon proponimento per udire 

come Dio vuol che ’l debito si paghi.•108 

Non attender la forma del martìre : 

pensa la succession ; pensa ch’al peggio 

oltre la gran sentenza non può ire.•111 

Io cominciai : « Maestro, quel ch’io veggio 

muovere a noi, non mi sembian persone, 

e non so che, sì nel veder vaneggio».•114 

Ed elli a me : « La grave condizione 

di lor tormento a terra li rannicchia, 

sì che ’ miei occhi pria n’ebber tencione.•117 

Ma guarda fiso là, e disviticchia 

col viso quel che vien sotto a quei sassi : 

già scorger puoi come ciascun si picchia».•120 

O superbi cristian, miseri lassi, 

che, de la vista de la mente infermi, 

fidanza avete ne’ retrosi passi,•123 

non v’accorgete voi che noi siam vermi 

nati a formar l’angelica farfalla, 

che vola a la giustizia sanza schermi?•126 

Di che l’animo vostro in alto galla, 

poi siete quasi antomata in difetto, 

sì come vermo in cui formazion falla?•129 

Come per sostentar solaio o tetto, 

per mensola talvolta una figura 

si vede giugner le ginocchia al petto,•132 

la qual fa del non ver vera rancura 

nascere ’n chi la vede ; così fatti 

vid’ io color, quando puosi ben cura.•135 

Vero è che più e meno eran contratti 

secondo ch’avien più e meno a dosso ; 

e qual più pazïenza avea ne li atti, 

piangendo parea dicer : “Più non posso”.•139